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Asprilio Pacelli

Asprilio Pacelli nacque a Vasciano, borgo di Stroncone, diocesi di Narni, nel 1570. Trascorse in queste terre la sua giovinezza, esercitando la funzione di chierico e manifestando sin dall’inizio il suo innato senso per l’arte.

Della sua vita e della origine della sua famiglia, poco ci è dato sapere. Dai resti di un antico affresco risalente al XIV sec., che decora la cappella di S.Silvestro nel convento dello Speco, è possibile apprendere l’esistenza di un tale Romanuctius Pacelli, autore o committente dell’opera. Di questo personaggio, forse avo del grande artista, così come della sua famiglia, non abbiamo, però, altre informazioni.

Nel 1597 il Pacelli, trasferitosi a Roma, compose la sua prima opera, Motectorum et Psalmorum qui octonis vocibus ecc., con la quale ottenne la nomina di maestro di cappella nel Collegio Germanico, posto già occupato da insigni musicisti. Il 2 marzo 1602 il Pacelli ricevette la nomina di maestro di cappella in S.Pietro e pochi mesi dopo accolse l’invito del re di Svevia e di Polonia, Sigismondo III, ad occupare il posto di maestro di cappella reale a Varsavia. Il musicista arrivò nella capitale polacca agli inizi del 1603, dopo aver già scritto numerose opere quali Chorici et Motecta, Psalmi, Magnificat et Motecta 4 vocum, Madrigali. Dopo il suo trasferimento alla corte del re, non pubblicò che una raccolta di Sacrae Cantiones, più una ventina di pezzi inclusi in antologie di altri noti editori. Altre sue composizioni figurarono in raccolte stampate o manoscritte, conservate presso le Biblioteche di Roma, Berlino e Vienna.

A Varsavia il Pacelli operò con grande successo nella cappella musicale del re, dotata di una cinquantina di strumenti (organo, clavicembalo, cornamuse, vari ottoni, flauti, violini ed altri archi), e vi godette condizioni così prospere da deporre ogni pensiero di un ritorno in patria: una composizione destinata al re veniva compensata con il dono di palazzi, di vitalizi e persino di interi villaggi.

Asprilio Pacelli morì a Varsavia il 4 maggio 1623. A questo brillante compositore, il re volle mostrare la sua affettuosa ammirazione e riconoscenza erigendo in suo onore un monumento marmoreo (la cui immagine è conservata presso l’Archivio Storico comunale) nella Chiesa di S.Giovanni di Varsavia, recante il seguente epitaffio:

"D.O.M. Excellentis viri Asprilli Pacelli itali de oppido Vasciano dioec. Narnien. Qui professione musicus, eruditione, ingenio, inventionium delectabili varietate, omnes eius artis coaetaneus superavit, antiquiores aequavit, et serenissimi atque victoriosissimi principis Domini Domini Sigismundi III Poloniae et Svecorum regis, cappellam musicam toto christiano orbe celeberrimam ultra viginti annos mira solertia rexit, eadem sacra majestas regia ob fidelissima obsequia hoc benevolentiae monumentum poni iussit. Delyt die IIII may anno Domini MDCXXIII, anno aetatis LIII".

Asprilio Pacelli moriva a Varsavia, lontano dalla sua patria, dopo aver degnamente rappresentato e diffuso in quel paese lo stile e la pratica musicale del nostro Seicento. L’autore fu una sorta di "apostolo del genio italiano", che svolse la sua attività oltre i confini della sua terra, in quell’aureo periodo in cui la musica italiana dominava nell’intera Europa.



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